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Il Re delle Seigiorni

Una recensione vigorelli.org

Copertina libro

Giordano Cioli, Mirella Meloni
Ferdinando Terruzzi, il Re delle Seigiorni: da Sesto San Giovanni per conquistare il mondo.
Blu Edizioni, 2005
ISBN 88-901818-5-0
€ 12,00
Il libro può essere acquistato direttamente dagli autori

Milano, Velodromo Sempione, 15 giugno 1928. Un bambino di quattro anni in sella a una biciclettina da corsa. Due giri di pista. Seicento metri. A metà gara incrocia lo sguardo severo del padre... è indietro... allora accelera e infila in volata tre avversari più grandi di lui. Sulla medaglietta gli scrivono Teruzzi Nando. Con una 'erre' sola. Capiterà spesso. Gli anni passano. Lui sogna il calcio ma deve compiacere il padre che lo vuole ciclista. E passi. Ma la salita no, quella proprio non gli va giù. Se bici deve essere allora meglio la pista, meglio frullare al limite della pazzia in un catino di legno o di cemento che sciogliersi al sole sull'Izoard. Ferdinando Terruzzi da Sesto San Giovanni, classe 1924, per tutti Nando, non ha dubbi. Ma non è facile guadagnarsi la ribalta facendo il pistard con Coppi e Bartali che dominano la scena su strada.

Terruzzi vince un'Olimpiade in pista nel tandem insieme a Perona a Londra nel 1948. I due la spuntano di un tubolare nella gara in notturna al velodromo di Herne Hill, festeggiano a pane, formaggio e un bicchiere di Chianti e tornano in albergo a notte fonda, a piedi sotto la pioggia. Altri tempi. L'anno dopo prende il via alla Sanremo, con una bici da pista, e gli tocca andare in fuga dall'inizio per fare incetta di traguardi volanti. La strada non gli dà grandi soddisfazioni, e in pista gli manca lo scatto da fermo dello sprinter puro. Ma c'è una via d'uscita, e ha la faccia di Severino Rigoni, di dieci anni più vecchio, che campa saltando da un angolo all'altro del mondo per dare spettacolo nei velodromi. C'è da fare la valigia, insomma. Né più né meno di tanti altri a quei tempi, in fondo, e poi vuoi mettere il Madison Square Garden con i cancelli della Falck? E Terruzzi la valigia non solo la fa, ma praticamente non la disfa più: dal 1949 al 1965 gira come una pallina da flipper: Francoforte, Monaco, Berlino, Hannover, Essen, Colonia, Kiel, Dortmund, Brema, Copenaghen, Parigi, Zurigo, Basilea, Melbourne, Perth, Adelaide, Londra, Barcellona, Madrid, Buenos Aires, New York, Montreal, Quebec, Gand, Anversa, Bruxelles, Algeri... Ogni volta una maglia diversa, ogni volta un compagno diverso.

Terruwwi sul parquetUna vita da zingaro, fino a notte fonda a correre sotto i riflettori e poi via su un treno o un aereo. E l'indomani si ricomincia da un'altra parte. Una giostra frenetica. Anche l'amore si fa in fretta, una stanza d'albergo o il camerino ai bordi della pista possono bastare alle tante ammiratrici. Per qualcuno le Seigiorni sono la "corrida del pedale", ciclismo minore, e i protagonisti sono di volta in volta definiti simpatici folli, filibustieri del parquet, pazzi volanti... Niente a che vedere con l'epica che si consuma sulle strade del Giro e del Tour, con i Campionati del Mondo o le Olimpiadi, a cui spettano le prime pagine. Terruzzi un po' ci soffre, e non basta che Coppi e Magni se lo contendano come compagno per partecipare alle americane al Vigorelli. Già perché gli illustri stradisti senza di lui non mettono nemmeno piede sul parquet.

Il circo dove il padre di Nando faceva l'inserviente a fine '800, girava per tutta la Lombardia. Il circo delle Seigiorni invece gira tutto il mondo, e Nando Terruzzi ne diventa una delle attrazioni principali, il suo nome figura sempre tra i primi sul cartellone. Per fare il seigiornista devi saper fare un po' di tutto, essere un po' atleta, un po' clown e un po' acrobata, e Nando ci sa fare. Decisamente. E' un fascio di muscoli snodati. Qualcuno lo chiama il gatto. Caschetto sulle ventitré, occhio furbo, quando te lo aspetti a sinistra lui sbuca da destra, riesce a infilarsi a sessanta all'ora in corridoi strettissimi che un istante prima non esistevano, sguscia nelle mischie tra tubolari e gomiti che si toccano, è un artista dalla tecnica raffinata che sa come divertire il pubblico, come quando nelle volate si sporge in avanti sul manubrio sino a sfiorare il tubolare con il naso. Dice di sè in un'intervista: "Io ero così, un po' matto: show o competizione, mi prendevo tutti i rischi, perché questa è la legge della pista. Se ti vedono spericolato ti temono e ti lasciano passare. Eravamo come i cani che sentono quando uno ha paura."

Ma deve aspettare il 1961, quando ormai all'estero è famosissimo e quasi a fine carriera, perché gli organizzino finalmente una Seigiorni a Milano, che vince in coppia con Arnold. La sua vita è una fiaba avvincente, ma di questi tempi rischiavate che non ve la raccontasse nessuno. Invece due appassionati, Giordano Cioli e Mirella Meloni, hanno incontrato Terruzzi e si sono messi con pazienza a riannodare i ricordi, a fare ordine tra le foto e i ritagli di giornale. E hanno raccolto il tutto nel volume "Ferdinando Terruzzi, il Re delle Seigiorni: da Sesto San Giovanni per conquistare il mondo", pubblicato nel 2005, che ne ripercorre la vita e la vicenda sportiva dagli esordi sino alla conclusione della carriera. Ci sono tutte le gare a cui ha partecipato, le vittorie, le classifiche, le squadre, i compagni, gli episodi curiosi e gli aneddoti. Corredato di numerose foto, brani tratti delle cronache giornalistiche dell'epoca e in alcuni casi dalle parole dello stesso Terruzzi, il libro offre un meritato riconoscimento ad un atleta eccezionale ma forse in Italia troppo poco celebrato. Ed è anche uno dei rari libri dedicati all'arte del ciclismo su pista.

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