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L'ellisse perfetto

"Il Vigorelli che amavo era elegante come un transatlantico: un'ellisse di un rosso fulvo, la fascia di riposo di un delicato colore azzurro. Una linea nera tracciata in una striscia di un bianco lucido, abbagliante, il traguardo."

Mario Fossati

Il velodromo nel tessuto urbano

VurvaL'inaugurazione del Velodromo Vigorelli, il 28 ottobre 1935, completa una serie di infrastrutture sportive di cui Milano si era dotata negli anni precedenti e che caratterizzava dal punto di vista sportivo la parte nord-occidentale della città. Nel 1925 era sorto infatti il Tennis Club Milano di via Arimondi, opera dell'architetto Giovanni Muzio, mentre nel 1926, a ridosso degli ippodromi, era stato inaugurato lo stadio di S. Siro, opera dell'ingegner Alberto Cugini, dotato di quattro tribune per complessivi 35.000-40.000 spettatori.

Il progetto dell'edificio, che guardava alle prescrizioni più avanzate del settore, e faceva propri i dati relativi alle migliori realizzazioni europee e americane, è degli ingegneri Ugo Fini e Giuseppe Baselli, capo dell'Ufficio Tecnico Comunale. La costruzione fu finanziata dalla Gazzetta dello Sport.

La pista magica

La pista, il gioiello che il Velodromo custodisce come uno scrigno, fu disegnata dall'architetto ungherese con titolo di studio tedesco Clemens Schuermann, capostipite di una dinastia di progettisti specializzata in velodromi tuttora in attività. Originariamente progettata e costruita a Roma nello stadio del Partito nazionale fascista (oggi stadio Flaminio) per i Campionati Mondiali del 1932, era stata poi smontata nei singoli pezzi, spedita a Milano e ricomposta allâinterno del Vigorelli dalla Carpenteria Bonfiglio di Milano secondo le direttive e sotto la supervisione del primo progettista.

TelegrammaL'edificio era già stato innnalzato quando ci si accorse che la pista era leggermente troppo grande e per alloggiarla fu necessario svuotare di alcuni metri cubi di terra l'incavo dello stadio, posizionandola quindi sotto il livello del suolo. Ha uno sviluppo di 397,27 metri ed è larga 7,50 metri, con una pendenza che passa dai 6,57 gradi nei tratti rettilinei a un massimo di 42,5 gradi nelle curve. La pista originaria, restaurata e ricostruita più volte, era rivestita da 72 chilometri di listelli di pino dapprima induriti e impermeabilizzati e poi perfettamente connessi senza lasciare alcun margine alle infiltrazioni, in modo da costituire un manto uniforme, levigato e scorrevole che opponesse pochissima resistenza al rotolamento delle ruote e ai giochi di equilibrio che caratterizzavano le competizioni.

La perfezione nel disegno dell'ellisse, il calcolo attento dell'inclinazione delle curve, dei raccordi tra i tratti inflessi e i rettilinei, il particolare studio delle curve di visibilità da cui discende la complessa geometria delle tribune e tutta la concezione dell'impianto ne fecero un capolavoro di tecnica, il cui prestigio risiedeva nella scorrevolezza e velocità della pista e nell'alta qualità percettiva delle competizioni sportive che ospitava. All'interno della pista ciclistica correva un percorso concentrico con fondo in scorie di carbone adatto a gare podistiche e motociclistiche su terreno difficile (dirt track), mentre il prato interno poteva ospitare incontri di boxe e concorsi ippici.

Le strutture intorno alla pista

Interno velodromoAttorno alla pista furono distribuiti uffici, spazi di servizio, caffé e ristorante, sala stampa e tutte le altre attrezzature. Inoltre le tribune, interamente coperte da una pensilina retta da esili montanti metallici e in grado di ospitare un pubblico di 18.000 spettatori, corrono lungo tutto lo sviluppo dell'ellisse senza interruzioni.

Ricercando il perfetto accordo tra forma e funzione, anche il volume esterno dell'edificio, costruito in cemento armato, è semplice e modellato sostanzialmente sul tracciato della pista. Gli sbalzi che protraggono verso l'esterno gli ultimi ordini delle tribune gli conferiscono una caratteristica forma "a corona", su cui si innestano i montanti metallici che sostengono la tettoia. Sulla superficie, intonacata di bianco e scandita verticalmente dagli elementi che corrispondono ai montanti, fasce piene si alternano a quelle che ospitano i riquadri trasparenti delle finestrature e a quelle dove trovano posto i cancelli di ingresso. Il loro svolgimento si interrompe sulla facciata che ospita gli ingressi principali, caratterizzata da una riquadratura di lesene in pietra scura che risalta sull'intonaco chiaro e dallo slancio verticale di due corpi scala semicilindrici.

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